Covid: oltre 600 i sintomi del Long Covid, sotto processo il procione, fine della pandemia

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di Laura Della Pasqua

1. Long Covid pandemia ombra

2. Sotto processo ora c’è il procione

3. Pandemia alla fine, ma il virus resterà tra noi

1. Long Covid pandemia ombra

Il long Covid è una sorta di pandemia ombra. Lo dice l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) spiegando che sono stati segnalati oltre 600 sintomi. In Europa si stima che circa 17 milioni di persone hanno vissuto tra il 2020 e il 2021 con gli strascichi lasciati dal virus dopo la guarigione mentre a livello globale sarebbero 65 milioni. A fare il punto è un editoriale pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Lancet. Dallo scenario emerge che una persona su dieci che è stata infettata, e ha sviluppato il Long Covid, smette di lavorare, con ingenti perdite economiche” e la conseguenza “è un diffuso danno globale alla salute, al benessere e ai mezzi stessi di sussistenza delle persone”.

microscopio, provette, laboratorio, ricerca

2. Sotto processo ora c’è il procione

L’origine della pandemia da Covid resta ancora un mistero. Inizialmente sotto accusa era il pipistrello, poi è tornata la tesi della fuga da un laboratorio di ricerca di Wuhan, ora l’indiziato sarebbe il procione, tipo di volpe asiatica un po’ cane un po’ tasso, con una mascherina di peli scuri sotto gli occhi. L’Oms ha accusato la Cina di aver tenuto nascosta la ricerca che potrebbe legare l’origine del coronavirus ai cani procioni. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha chiesto perché questi dati non furono resi disponibili tre anni fa e perché ora siano spariti. La nuova ipotesi è stata fatta da tre ricercatori, che lavorano e studiano tra Stati Uniti e Australia, in uno studio non pubblicato su riviste scientifiche e i cui risultati sono stati anticipati dal periodico The Atlantic. I tre avrebbero raccolto le prove genetiche della presenza del virus in animali presenti al mercato di Wuhan. La ricerca comunque è in fase di revisione da parte di una rivista del gruppo Nature. Katherine J. Wu, microbiologa che ha lavorato al New York Times prima di approdare a The Atlantic, nell’articolo della rivista ha spiegato che la scoperta è avvenuta quasi per caso: sono state pubblicate sul database aperto Gisaid, probabilmente per sbaglio, alcune sequenze genetiche provenienti dai rilievi effettuati al mercato di Huanan nelle primissime fasi della pandemia. I ricercatori sono riusciti a scaricarle, e hanno avviato un’analisi in tempo prima che le sequenze fossero rimosse. La scoperta, secondo la ricercatrice, non esclude che altri animali possano aver portato il virus al mercato di Wuhan e che i cani procioni siano a loro volta stati infettati. Quindi restano aperti diversi interrogativi.

microscopio, provette, laboratorio, ricerca

3. Pandemia alla fine, ma il virus resterà tra noi

A distanza di tre anni, la fine della pandemia di Covid-19 appare finalmente prossima. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) si è detta “fiduciosa” che l’emergenza internazionale possa terminare entro l’anno, e il virus , che ha fatto sino a oggi 7 milioni di morti nel mondo, diventerà paragonabile a quelli dell’influenza stagionale. Intanto, in Italia continua a diminuire il numero dei nuovi casi e dei decessi settimanali, così come quello dei ricoverati nei reparti e nelle terapie intensive. “Penso che stiamo arrivando a un punto in cui potremo guardare al Covid allo stesso modo in cui guardiamo all’influenza stagionale”, ha sottolineato il direttore delle emergenze Michael Ryan. Ciò non vuol dire che il virus scomparirà, ma sicuramente non avrà più un impatto devastante sui sistemi sanitari come accaduto nei momenti più bui della pandemia”. Il Covid, cioè, ha chiarito Ryan, rimarrà “una minaccia per la salute, un virus che continuerà a uccidere. Ma non sconvolgerà la nostra società o i nostri sistemi ospedalieri”.

Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi e Professore associato di Igiene Generale e Applicata dell’Università di Milano, condivide l’analisi che il virus resterà con noi. “Il Covid andrà a diluirsi nell’insieme delle infezioni respiratorie, comincerà a mescolarsi agli altri Coronavirus che fanno da corollario all’influenza. Questo credo sarà il futuro, con tutti i margini di rischio. Quello che rimarrà problematico sarà quel 10-20% di soggetti che hanno il Long Covid, anche tra i casi pediatrici. È una eredità che ci trascineremo in termini quantitativi”.






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