Recovery Fund, Iapicca: opportunità irripetibile, ma servono progetti all’altezza – IL CIRIACO

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Questa volta non è un problema di risorse che mancano. No, quelle ci sono eccome. La partita allora si gioca sulla qualità dei progetti, sulla loro effettiva utilità per la crescita del territorio e, pèiù complessivamente, del Mezzogiorno. Perdere questa sfida significa lasciare alle generazioni future un’eredità pesantissima, fatta di debiti e mancata crescita. Non bisogna sbagliare, quindi, ed è questo l’invito che Massimo Iapicca, Presidente del gruppo Piccola Industria di Confindustria, rivolge alla politica ed a tutti i soggetti che a vario titolo saranno protagonisti del percorso del Recovery Fund.

Iapicca, una decina di giorni fa il Consiglio dei Ministri ha approvato, non senza problemi, la bozza del Recovery Plan. E’ un primo passo di un percorso ancora lungo ma che dovrà comunque concludersi entro la fine di febbraio. Rispetto alla prima stesura lei ha visto dei cambiamenti in positivo e dove?

«Sicuramente qualcosa in più è stato fatto nel settore del turismo dove, però, le risorse che sono state aggiunte restano a mio avviso insufficienti che rappresenta poco più del 13 per cento del Pil e che è rimasto fermo quasi completamente in questi mesi».

Pensa quindi che anche questa bozza sia carente?

«Diciamo che può esserci un problema serio se pensiamo che sono dei capitoli che hanno una importanza fondamentale e che non sono stati attenzionati nel modo giusto».

A cosa si riferisce in particolare?

«Penso alla messa in sicurezza di strade, ponti e viadotti e agli investimenti nella logisitca e nella portualità che, al Sud, possono servire a mettere al centro del processo di rilancio le nostre zone».

L’intero progetto del Recovery è davvero ambizioso, ma la politica, a tutti i livelli, è in grado di guidarlo?

«E’ sicuramente una opportunità irripetibile e sono convinto che noi riusciremo ad essere competitivi se il sistema Paese individuerà una programmazione giusta, chiara e mirata per far ripartire l’Italia. Aggiungo che la programmazione rappresenta soltanto la prima fase alla quale seguirà quella dell’esecuzione degli stessi ed è per questo che bisogna avere lo sguardo alle generazioni future».

Secondo lei su quali settori occorrerebbe insistere?

«Penso alla riforma della macchina amministrativa, a quella del fisco e della giustizia civile. A mio avviso bisogna puntare su dei progetti che ci possano davvero consentire di guardare al futuro con maggiore serenità. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che la maggior parte delle risorse, 127 miliardi, sono prestiti e dunque debiti. Personalmente non sono spaventato dal debito ma vorrei capire cosa facciamo con queste risorse: se saranno usate male saremo responsabili verso i nostri figli e i nostri nipoti, le generazioni future che erediteranno il debito. Ecco perché insisto sulla necessità della chiarezza degli investimenti utili per far ripartire il Paese».

E’ ancora viva la polemica sulla percentuale di risorse da destinare al Mezzogiorno. Secondo lei ci si deve battere fino in fondo, come hanno fatto alcuni Governatori, oppure le risorse a disposizione sono sufficienti e la sfida è tutta sulla qualità dei progetti?

«Non credo sia un problema di risorse. Ci sono altri venti miliardi del Fondo Sviluppo e Coesione, il cui 70 per cento circa, ovvero 12-13 miliardi, è destinato al Mezzogiorno e poi altri 38 miliardi circa di fondi Ue ancora da spendere. Il problema quindi è quello di essere bravi nel saperli spendere: se ci sono le risorse ma non sai utilizzarle tutto diventa inutile».

Per quanto riguarda l’Irpinia, la Provincia ha convocato il tavolo con Confindustria, sindacati, Anci e Comune di Avellino. Sarà il primo passo per la redazione del documento progettuale da inviare al Governo. Quale dovrebbe essere l’idea di fondo per la nostra provincia?

«Sicuramente è un bene partire da quello che si sta già facendo, ovvero dai progetti che sono in piedi e dei quali si sta discutendo da anni. Ovviamente bisogna capire bene quali di questi possono rientrare negli ambiti previsti dal Recovery. A mio avviso però occorre fare uno sforzo in più, essere anche visionari».

In che senso?

«Quello che manca è la visione di medio periodo, l’idea di un progetto che possa essere il futuro. In Confindustria, ad esempio, ci stiamo interrogando sull’utilizzo dell’idrogeno, penso all’alta formazione e a questo proposito stiamo per partire con un corso in collaborazione con la Luiss: avere lo sguardo su questi temi che sono un pezzo importante del futuro».

Le risorse del Recovery andranno impegnate in un lasso di tempo stabilito. Rispetto a questo qual è l’Irpinia che immagina tra qualche anno e quali sono i rischi maggiori sul percorso?

«Sono ottimista per natura e dunque immagino un’Irpinia ancor più vivace e forte anche perché qui c’è una classe imprenditoriale particolarmente resiliente e il territorio ha potenzialità enormi. Il rischio è quello di produrre progetti che non si rivelano utili alla crescita del Paese e del Mezzogiorno».

 



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