Pedullà: “In questi mesi serviva una gestione diversa dalla Lega Pro. Avellino, con D’Agostino ci sarà la svolta” – IL CIRIACO

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Il calcio sta vivendo un periodo di impasse, tra la sosta di due mesi e mezzo e la ripresa che è ancora in dubbio per tutte le categorie, dalla Serie A ai dilettanti. In mezzo la Lega Pro, che sembrerebbe andare verso lo stop definitivo dopo mesi di incertezze e di dichiarazioni contrastanti.

Di tutto questo, ma anche del futuro dell’Us Avellino e di Ezio Capuano, ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni Alfredo Pedullà, noto giornalista di SportItalia.

A breve si terrà il Consiglio Federale, nel quale verranno prese decisioni importanti: secondo lei come sono stati gestiti gli ultimi mesi da parte della Lega Pro?
La gestione non mi è piaciuta: nella prima fase, quando si doveva stare in silenzio, con curve di contagio alte, Ghirelli parlava quasi ogni giorno di come tornare a giocare fosse una priorità. Quando poi il numero dei contagi è iniziato a calare, anziché dire di aspettare e capire quale fosse la situazione, tra l’altro sapendo che il protocollo comunque per la Serie C non sarebbe stato applicabile, ha affermato che non si poteva andare avanti e che la salute veniva prima di tutto. Ma la salute contava anche prima: insomma, ha fatto la corsa inglese e la ritirata spagnola. Mi aspettavo una gestione soft, aderente alla realtà, senza alcuna pantomima come quella del sorteggio, del documento che è venuto fuori. E anche a proposito di questo ho le mie perplessità: se distribuisci un documento a circa 90 società, sai bene che per propri interessi o per altri motivi, qualcuno ti può ‘tradire’. Per quanto riguarda le modalità con le quali vogliono ottenere la quarta promozione non mi trovo d’accordo: come si può paragonare la media punti di una squadra che ha giocato 4 partite in meno rispetto ad un’altra? E’ una questione di giudizio e di principio, come fai a giudicare con 4 partite in meno disputate? Non ho nulla contro il Carpi, ma in quelle 4 partite si poteva fare ogni tipo di risultato, perderle tutte o vincerle tutte. Ripeto, mi sarei aspettato una diversa gestione della realtà, avrebbe dovuto dire tramite il Consiglio Federale che magari ci sarebbe stata la possibilità anche a luglio di disputare un playoff ristretto. Oltretutto ha sventrato il format: è paradossale debba stabilire lui cosa bisogna fare in Serie B o in Serie D, proporre di abolire retrocessioni che da protocollo UEFA sono obbligatorie. Da tutto questo, quindi, non ne esce bene Lega Pro. Mi spiace per Ghirelli, che è uomo di calcio, ma ha avuto la capacità di far arrabbiare Gravina, Balata e Sibilia. Poi ci sarebbero delle riforme fare, ma in due mesi e mezzo non ho visto iniziative tali da pensare a qualcosa. Inoltre molti presidenti curano soltanto gli interessi personali: con la scusa della pandemia, addirittura alcuni volevano far firmare agli altri un documento per ottenere l’annullamento del campionato, il che sarebbe stata un’ingiustizia. Monza, Reggina e Vicenza, con gran parte della stagione disputata, perché dovevano veder sfumare i propri sforzi? Il mio è un giudizio non rivedibile su tutta la Lega Pro, mi aspettavo una gestione diversa“.

Si è parlato tante volte di una serie semi professionistica per snellire le troppe componenti della Lega Pro: sarà la volta buona o visto il caos legato al covid-19 è un provvedimento destinato almeno a slittare?
Ovviamente mi auguro che tutte si possano iscrivere, ma purtroppo penso che l’anno venturo molte società dovranno rinunciare: non potranno far riferimento ad entrate come quella del botteghino, degli abbonamenti, non avranno nuovi sponsor. Di solito per una riforma ci si inizia a pensare un anno prima, ma in Italia funziona sempre tutto diversamente: basti pensare che ci siamo ritrovati un calciomercato senza comproprietà dalla sera alla mattina. Credo che si possa fare una scrematura per formare una Serie C d’élite, o anche una Serie B in 2 gironi ma che mantenga il criterio della meritocrazia. A mio avviso i tempi sono maturi non da oggi, bensì da anni, per un cambiamento del genere. In questi due mesi dovevano trovare una chiave di lettura, una strategia da attuare, invece poco o nulla: ci sta pensando Gravina, vedremo cosa accadrà. Quel che è certo è che la Serie C non può  andare avanti così, non poteva farlo nemmeno prima: mancano regole trasparenti. Ogni imprenditore non all’altezza ha la possibilità di presentarsi, senza dimostrare fino in fondo la propria solvibilità, senza chissà quali sanzioni se qualcosa va storto: nel calcio chiunque può entrare e dopo 4 mesi far ritrovare una società gambe all’aria. Non c’è un criterio che possa garantire certezze a piazze gloriose che rischiano di sparire, come accaduto anche all’Avellino stesso, che è la squadra della tua città. Quando si tratta di queste cose arriviamo sempre per ultimi“.

Spostando il focus sull’Us Avellino: tra mille difficoltà e con tre diverse proprietà, ha concluso la stagione in zona playoff: che futuro vede per la società biancoverde?
Ho avuto il piacere di conoscere Angelo Antonio D’Agostino in altre vesti, ovvero quella di editore tv: ci ho lavorato per un anno, ha grandissime capacità, grande passione, mentalità, competenza e strategia. L’Avellino non poteva fare una svolta migliore, e lo dico con cognizione di causa avendo verificato sul campo come D’Agostino abbia sempre messo energia in quello che fa. Spero il club possa come minimo di tornare in B: è una piazza che per passione è sopra a tante, si vive di pane e calcio, potrebbero stare in Serie A come accaduta in una storia ormai non troppo recente. Vi faccio i complimenti perché sono sicuro che con D’Agostino ci sarà una vera e propria svolta: tutto questo arrivato nel momento della pandemia, delle difficoltà del paese, può consentire di programmare un futuro glorioso già dall’anno prossimo. Quello di Serie C credo sia il campionato più difficile del mondo, comprendendo quindi anche quelli esteri, perché non esiste nessuna lega così, dove investi e non vinci, con presidenti che spendono milioni per poi non fare nemmeno i playoff. La base sarà lo zoccolo duro della tifoseria e la famiglia D’Agostino“.

Per concludere: è ovviamente difficile, se non impossibile, fare previsioni a questo punto. Ma come vede il futuro prossimo della società biancoverde e, soprattutto, siederà ancora Capuano sulla panchina dei lupi?
Se rimarrò non lo so, lo vedremo col tempo. Capuano è un grandissimo allenatore per la Serie C, ma anche in B avrebbe dovuto allenare almeno una volta nella vita. Purtroppo paga il carattere, e lo sa anche lui. E’ un condottiero, non dorme la notte perché sogna gli schemi, le sue giornate durano 48h“.

Si ringrazia Alfredo Pedullà per la sua disponibilità.

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