Gli esercizi per parlare bene e allenare la voce

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Un conto è dire teneramente: “Buongiorno, amore”. Un altro paio di maniche è parlare al telefono con una persona che detesti. Quanti tipi di voce usi nel corso della giornata? Infiniti. Perché con questo strumento naturale puoi cantare, urlare, motivare, coinvolgere, persuadere, sgridare, comunicare, emozionare. Persino uno studio congiunto delle Università di Chicago e del Texas ad Austin, appena pubblicato sul Journal of Experimental Psychology, sostiene come l’abuso di mail, foto e messaggi istantanei, a cui la pandemia da Covid-19 ci ha abituati, rischia di raffreddare i rapporti personali, che al contrario necessitano di “voce” per diventare o rimanere intensi.

Scopri il tono di voce giusto da usare

Elogio alla voce, quindi. Sì, ma a quella giusta. Quella capace di far arrivare dritto al cuore un messaggio di amore, amicizia, riconciliazione, rimprovero e così via. «Il nostro modo di parlare cambia a seconda dello stato d’animo, di quello che dobbiamo dire e ovviamente dell’obiettivo che ci poniamo», spiega Massimiliano Cavallo, uno dei maggiori esperti italiani di public speaking.

«Per esempio, con i toni bassi e profondi trasmetti autorevolezza, carisma e sicurezza, mentre con quelli troppo acuti puoi risultare sgradevole e provocare fastidio in chi ti ascolta». Anche un eccessivo stress può metterti i bastoni fra le ruote: se hai paura di dire qualcosa, la tua voce si fa tremolante oppure le parole possono fuoriuscire poco chiare e troppo veloci, come un fiume in piena. «Questo ti impedisce di conquistare o convincere chi ti trovi di fronte», avverte Cavallo.

«Nel 1972, lo scienziato Paul MacLean ipotizzò la presenza di tre cervelli. Quello che puoi riuscire a “toccare” nei tuoi interlocutori è quello rettile, il più antico, relativo alla prima impressione: ha poco tempo per decidere e devi piacergli subito. Altrimenti, sentirai la classica frase: «non è tanto quello che mi hai detto, ma come lo hai detto che mi ha infastidito».

Impara ad ascoltare la tua voce

Saper usare correttamente la voce è fondamentale per attori, doppiatori, cantanti, docenti, operatori di call center, speaker radiofonici. «Ma comunicare con efficacia è una necessità per tutti: per il professionista che deve prendere la parola in un convegno, per il dipendente che vuole chiedere l’aumento al capo, per lo studente che deve superare un esame universitario, per chi si reca a un colloquio di lavoro».

Ma da dove iniziare per migliorarci? Prima regola: per usare correttamente la voce, dobbiamo conoscerla. Registriamola e poi riascoltiamola per cogliere i punti di forza e quelli di debolezza. Spesso la principale difficoltà sta nell’articolare bene le parole, che magari ci “mangiamo” a causa dell’agitazione o dell’imbarazzo. Un semplice esercizio, che possiamo svolgere nei momenti morti della giornata (come il tragitto che dobbiamo compiere per andare al supermercato), consiste nel parlare a denti stretti: questo ci costringe a muovere la lingua, le labbra e i muscoli facciali in maniera inusuale, allenando la bocca a scandire le parole. «Concentrati su alcuni fonemi: a denti stretti, pronuncia la “u” e la x”, accentuando vistosamente il movimento delle labbra. Poi ripeti più volte sillabe quali “ba”, “be”, “bi”, “bo”, “bu”, e declinale in tutte le consonanti dell’alfabeto», consiglia Cavallo.

Gli esercizi di riscaldamento della voce

Altrettanto importante, prima di affrontare un discorso, è riscaldare la voce, specie se avverti una sensazione di bocca secca, che ti impedisce di esprimerti al meglio: «Un esercizio semplice ed efficace consiste nel tirar fuori la lingua e ruotarla tre volte in senso orario e tre in senso antiorario, come se volessimo rimuovere una sbavatura di gelato da mento, guance e naso. Questo ti consentirà di sentire la gola meno asciutta e di rilassare le mascelle», spiega Cavallo.

«Subito dopo, concentrati sulla respirazione: chiudi gli occhi, mantieni una postura corretta e inspira tutta l’aria che riesci dal naso, cercando di gonfiare l’addome senza alzare le spalle. Poi, soffia via tutta l’aria accumulata con la bocca aperta, rallentando di volta in volta l’espirazione. Ripeti fino a quando riuscirai a contare cinque secondi di inspirazione e cinque di espirazione: ti sentirai molto rilassata».

Prendendo esempio dai cantanti, prova quindi a tenere la bocca chiusa e a riprodurre un suono che somigli al cigolio di una vecchia porta. Oppure, pronuncia la “r” per alcuni secondi o sbuffa a lungo con un bel “prrrrrrr”: otterrai una sorta di rollio delle labbra, che dovrai mantenere per qualche secondo per rilassare i muscoli labiali e quelli del viso. Infine, scandisci in maniera netta e ripetuta “ba” e “la”, per riscaldare rispettivamente le labbra e la lingua.

Contano anche i gesti

Secondo gli studi del 1967 dello psicologo statunitense Albert Mehrabian, le parole contano soltanto per il 7% in una comunicazione. Il restante 93% è dato dalla somma del para-verbale, cioè dal modo in cui pronunciamo le parole (38%), e del non-verbale, formato dallo sguardo, dai movimenti del corpo, dalla postura e dalla gestualità (55%). «Ciò significa che non devi lasciare nulla al caso, perché ogni elemento è fondamentale per aumentare il tuo carisma», assicura Cavallo.

«Per prima cosa, quando devi affrontare un discorso, è importante studiare bene l’attacco. Immagina di trovarti in una riunione fra colleghi, con il compito di illustrare gli utili aziendali. Puoi farlo in maniera noiosa, perdendo l’attenzione del pubblico in pochi secondi, oppure catturarla con alcuni trucchi come iniziare con un numero, una percentuale, una data o una citazione». Per esempio, ripeti:«30% (pausa di due secondi). 30% (la percentuale è quasi sillabata e la pausa più breve). È il ricavo che abbiamo perso nell’ultimo trimestre e che oggi vedremo come recuperare». Ecco, questa è una modalità di comunicazione più efficace del classico: «Buongiorno a tutti, spero di non annoiarvi con la mia relazione».

Saper parlare: impara l’arte delle pause

Non sottovalutare, inoltre, il potere delle pause ampie, sfruttate dai grandi oratori della storia. Di solito non le usiamo, forse perché siamo abituati a un’esposizione scolastica, cioè a rispondere di getto per dimostrare di essere preparati. «In realtà, le pause sono utili per trasmettere un’immagine di autorevolezza e sicurezza, per suscitare curiosità, per riprendere fiato e per risvegliare l’attenzione», elenca Cavallo. «Inoltre, ci evitano quei fastidiosi intercalari (“ehm”, “voglio dire”, “praticamente”, “per intenderci”, “ok?”, “morale della favola”) che spesso pronunciamo per riempire i vuoti».

Occhio anche alla postura

Parla sempre in posizione eretta e assumi un atteggiamento sicuro e sciolto, evitando le mani dietro la schiena o in tasca, le braccia incrociate o il gesto di giocare con anelli, orologi o collane. «Un atteggiamento fiero trasmette sicurezza non solo a chi ci ascolta, ma anche a te stessa: la voce diventerà più fluida, profonda, priva di incertezze e capace di emozionare», conclude l’esperto. «E se proprio sei intimorita, alza leggermente il volume ma senza urlare: il tuo orecchio percepirà una voce diversa dal solito e invierà al cervello un vero e proprio messaggio di autostima».

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Articolo pubblicato sul n. 24 di Starbene in edicola e in digitale a dicembre 2020



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