De Mita: la crisi viene da lontano e il Recovery rischia di non essere la soluzione – IL CIRIACO

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«La maggioranza non è andata in crisi oggi, lo era dal primo giorno perché è mancata un’autocritica su se stessi prima di stringere un’alleanza tra partiti diametralmente opposti. Il Recovery Plan? Somministrare morfina finanziaria non è la soluzione. Se questa enormità di risorse si perderà in rivoli di scarsa rilevanza, rischiamo un serio cortocircuito». Così Giuseppe De Mita intervenendo al webinar organizzato dai Giovani Popolari sul tema “Il futuro oltre la crisi”. Un’occasione di confronto sul Recovery Plan e la crisi di Governo che, moderati da Vincenzo Manfredi, ha visto protagonisti Gennaro Salzano, Francesco Fonte, Francesco Rossi e Gustavo Piga, docente di Economia Politica all’Università Tor Vergata di Roma.

«Non è incomprensibile che si sia aperta una crisi di Governo. E’ incomprensibile che durante la crisi non si sia discusso del Recovery. Il sistema politico, pur nella sua dimensione tattica tra Renzi e Conte, ha in qualche modo registrato gli elementi di debolezza del piano ma la condizione emergenziale e la pubblica opinione li hanno un po’ attutiti. Assistiamo ad un singolare incrocio tra una lettura populista, che ha una sua dimensione di verità perché nel momento di difficoltà vince sempre in cambio di sicurezza si barattano pezzetti di libertà, e un’interpretazione dei movimenti post populisti come quello grillino, secondo cui per attutire l’impatto duro soprattutto dei movimenti di destra, la soluzione sia somministrare morfina finanziaria per mantenere in piedi una domanda di spesa in termini assistenzialistici» è l’analisi dell’ex parlamentare popolare. Per De Mita senza prima stabilire una serie di gerarchie di valori la «tecnica» rischia di diventare uno strumento irrilevante. E l’esponente dei Popolari porta quali esempi Quota 100, il Reddito di Cittadinanza, gli 80 euro di Renzi in busta paga, «interventi che svincolati da una lettura storica e da una gerarchia di valori, non hanno prodotto risultati. La politica come la storia ha leggi implacabili: le contraddizioni non risolte, non scompaiono. Si ripresentano nel tempo come elementi induriti. La mia sensazione è che le novità abbiano spiazzato tutti coloro che si erano presentati come il nuovo in politica. Il vero limite del Recovery è quello di essere uno strumento a tratti ingenuo nella narrazione che si intravede al suo interno, che non coglie la dimensione dei problemi e non individua una ragione vera e sostanziale. Il rischio è che il totem della spesa venga agitato senza averne prima valutato gli effetti di carattere economico, sociale e psicologico. Se questa enormità di risorse si perderà in rivoli di scarsa rilevanza, rischiamo un serio cortocircuito. Sul piano politico mi auguro che si approfitti della situazione che si è determinata: non tutte le difficoltà, se intese bene, amplificano i problemi. La rappresentazione teatralmente scarna di questi giorni con la crisi di Governo, può essere rappresentativa di qualcosa di più significativo. La maggioranza non è andata in crisi all’improvviso, lo era sin dall’inizio perché le forze politiche che un anno fa si sono messe insieme non hanno fatto un esame autocritico della propria linea storica. Insieme alla ricerca di una stabilità numerica, le forze politiche che vanno a fondare la nuova alleanza di Governo dovrebbero avviare una riflessione sulle ragioni dello stare insieme. Dovrebbero farlo per aprire un tema di fondo, quello dell’Europa dove la nuova alleanza dovrebbe porre una questione chiara. Se prima del Covid bisognava mantenere l’austerità, si è poi determinata una situazione per cui le maglie della spesa pubblica si sono riaperte ma con una deroga eccezionale e temporanea determinata dall’emergenza. Gli effetti della crisi però non saranno a breve termine, quando usciremo fuori sarà mutata la nostra domanda di turismo, di cultura, di socialità e l’Europa non può restare impigliata in canoni di carattere burocratico. Altrimenti rischiamo che, finita l’emergenza sanitaria, ci ritroveremo in un mondo più duro di quello che abbiamo lasciato ed è questo il momento in cui insediare opinioni su questo terreno. Ecco perché il punto non è tanto se in parlamento si recuperano centristi di giornata, ma che in questo nuovo equilibrio politico manca una forza culturalmente ispirata al solidarismo cattolico che fonda intorno al valore della persona umana le proprie ragioni, come elemento che mette in crisi soluzioni schematiche che rischiano di avere traiettoria molto breve».



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