Covid, Morrone: con il vaccino andiamo all’attacco ma la sfida è ancora lunga – IL CIRIACO

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«Con il vaccino passiamo da una difesa a catenaccio ad un gioco in attacco. L’Asl inizierà la campagna interna non oltre metà gennaio, priorità al personale sanitario di ospedali ed rsa. Per l’immunità di gregge in Irpinia, servirà vaccinare oltre 250mila persone. La terza ondata? Va messa in conto, ma saranno i nostri comportamenti responsabili a determinarne la durezza». Gaetano Morrone, direttore Unità Operativa Complessa Epidemiologia e Prevenzione dell’Asl Avellino, fa il punto sull’inizio della campagna di vaccinazione anti Covid.

 Il “Moscati” ha iniziato la campagna di vaccinazione con le prime cento somministrazioni al personale medico e infermieristico. L’Asl come si organizzerà?

«Bisogna tener presente che l’attività di vaccinazione anti Covid, che segue le linee ministeriali, è aggiuntiva rispetto a quella ordinaria. E’ dunque difficile pensare di poter contare sulle strutture esistenti per ottenere una vaccinazione di massa entro i tempi previsti, che sicuramente non partirà immediatamente tenuto conto di quella che è la disponibilità del vaccino e le scadenze di consegna. Si parla di 470.000 dosi a settimana disponibili per l’Italia, quindi necessariamente bisognerà prevedere anche delle strutture mobili. Per quanto riguarda la campagna di vaccinazione interna dell’Asl,  si partirà dalle categorie che sono più a rischio, quindi personale sanitario e anziani residenti nelle Rsa. Poi man mano che ci sarà la disponibilità del vaccino, la somministrazione sarà gradualmente estesa alla popolazione. Parliamo di numeri importanti: se per tornare alla normalità l’obiettivo è che il vaccino sia somministrato al 60-70% della popolazione, in Irpinia dove risiedono circa 420.000 persone, dovremmo calcolare qualcosa come 250.000 vaccinazioni. Questo significa organizzare 500.000 accessi in considerazione della doppia dose da inoculare ad ognuno a distanza di qualche giorno. Numeri che fanno capire come l’aspetto logistico e organizzativo della sfida che abbiamo di fronte».

Come è stata la risposta di adesione alla vaccinazione da parte del personale Asl?

«Difficile dare un dato numerico, ma la sensazione è che sia molto elevato. Qui al dipartimento, forse perché abbiamo toccato direttamente con mano la drammaticità della situazione, tutti hanno aderito all’ipotesi della vaccinazione il prima possibile. Così come, per le informazioni che ho, a livello ospedaliero si parla di un’adesione del 90% tra i presidi di Ariano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi. Peraltro, stando alle indicazioni ministeriali, avere avuto già esperienza del Covid, sia in forma sintomatica che asintomatica, è praticamente ininfluente ai fini della vaccinazione, quindi anche chi è stato positivo tra il personale aziendale, può sottoporsi al vaccino».

Quale sarà il criterio di vaccinazione del personale?

«Come accaduto al “Moscati”, dove le prime cento dosi disponibili sono state somministrate alle persone professionalmente più esposte al rischio contagio, seguendo un criterio di estrema razionalità, credo che lo stesso principio sarà seguito dall’Asl.  Tutto però dipende anche dalla disponibilità di un’adeguata scorta di vaccini per poter procedere. Le rassicurazioni che abbiamo avuto in questi giorni, non fanno supporre problemi di rifornimento resta più impegnativo l’aspetto logistico, di programmazione e organizzazione quando si passerà alla campagna di massa».

Quando inizierà la prima fase di vaccinazione sul personale sanitario?

«Inizialmente si pensava al 2 gennaio come primo giorno per le consegne alle Asl territoriali. Molto più realisticamente credo che si slitterà di qualche giorno ma non oltre la prima metà di gennaio. C’è l’esigenza, una volta che abbiamo tra le mani un’arma efficace per combattere, di passare il prima possibile da una fase di catenaccio in difesa, per usare una metafora calcistica, ad un gioco in attacco. Certamente la prima partita di vaccini che arriverà, sarà sufficiente a vaccinare tutti gli operatori sanitari, compresi quelli che lavorano nelle residenze per anziani e in quei luoghi in cui il virus, se vi entra, può fare più danni».

L’eventuale terza ondata potrebbe incidere sull’andamento della vaccinazione?

«Il nostro è certamente l’osservatorio privilegiato per monitorare la situazione. Oggettivamente dopo il durissimo periodo di novembre, attualmente siamo in una fase decrescente come numero di contagi anche in proporzione al totale di tamponi effettuati. Siamo in una situazione decisamente più favorevole dell’autunno. Ma tutto dipenderà dai comportamenti che ognuno di noi avrà la costanza di osservare. E’ un dato di fatto che a qualsiasi allentamento dell’attenzione, corrisponde una ripresa dei contagi. La terza ondata, sulla base dell’analisi storica delle epidemie del passato, è da mettere in conto però sarà importante verificarne l’ampiezza. E questa è condizionata dal comportamento collettivo.  L’inizio della vaccinazione rappresenta un cambio di strategia, dal semplice tracciamento dei contagi e adozione di misure di distanziamento e prevenzione, abbiamo un’arma per iniziare a debellare il virus. Ma ci vorrà tempo per arrivare all’immunizzazione della maggior parte della popolazione. Quindi bisognerà continuare ad evitare assembramenti, indossare la mascherina, igienizzare le mani finché non si raggiungerà l’obiettivo».



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