Affanno e tosse dopo il Covid, come tornare a respirare bene

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Il peggio è ormai alle spalle. Il Covid-19 ti ha aggredito, ma ce l’hai fatta. Però, c’è ancora qualcosa che fatica a funzionare, il tuo respiro non è proprio al meglio.

«In una percentuale di casi non indifferente, dopo l’infezione si possono verificare danni polmonari o cardiopolmonari. Quanto siano a lungo termine è ancora difficile stabilirlo, però potrebbero durare per mesi», avverte il dottor Roberto Boffi, pneumologo e responsabile della Struttura di Pneumologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

«Dopo il Covid-19 può presentarsi una diminuzione della capacità respiratoria, un impoverimento che si evidenzia con un senso di affanno», aggiunge il dottor Mike Maric, medico, campione mondiale e allenatore di apnea, nonché docente Coni. A loro abbiamo chiesto come tornare a respirare bene dopo il Covid.

Respiri male? Parlane subito con il medico

«Il respiro è il punto debole di chi durante l’infezione ha avuto una polmonite interstiziale che, magari, ci mette settimane per risolversi completamente. Quindi, in presenza di sintomi come affanno (anche solo sotto sforzo) o tosse, occorre sottoporsi a una serie di esami prescritti dal medico di base o dallo specialista.

Come una spirometria globale (per quantificare l’eventuale danno polmonare post-infezione), un test chiamato diffusione alveolo-capillare del monossido di carbonio (DLCO), in grado di “leggere” i danni a livello dell’interstizio polmonare che possono essere la conseguenza della polmonite virale e, eventualmente, una Tac torace, senza mezzo di contrasto. Se questi esami escludono una fibrosi polmonare e se la spirometria non evidenzia magari una grande capacità respiratoria ma senza comunque danni importanti a carico della funzionalità di bronchi e polmoni, si possono intraprendere degli esercizi di riallenamento allo sforzo», continua lo pneumologo.

«Polmoni e sistema muscolare devono essere rieducati con dei semplici movimenti di ginnastica respiratoria, propedeutici per diminuire il disagio fisico dovuto al fatto che, purtroppo, il respiro limita l’attività», aggiunge il dottor Mike Maric.

Sì all’attività aerobica, ma graduale

Fatta chiarezza, dai una sferzata “salutistica” al tuo stile di vita: «Se sei solo un po’ sfiancata e debole occorre stimolare il muscolo inspiratorio principe dell’organismo, il diaframma. Per “smuoverlo” dopo il lungo periodo di stop dovuto all’infezione è consigliabile fare attività aerobica, quindi, largo alle camminate, meglio se in leggera salita», suggerisce Boffi.

«Durante le uscite impara a coordinare i passi con il respiro: all’inizio, inspira ed espira contando 3-4 passi», aggiunge Maric. «Poi, invece di alzare il ritmo aumenta il tempo dedicato alla fase di espirazione: a parità di andatura, conta 3 passi per l’inspirazione e 6 quando espiri. Inoltre, un altro suggerimento è muovere le braccia durante la passeggiata: mentre cammini solleva il braccio destro, quindi riportalo in basso e alza l’altro. Poi, aprilo lateralmente, richiudilo e ripeti con quello opposto. Sono movimenti molto utili perché potenziano il diaframma e si possono eseguire anche tenendo in mano due borracce piene d’acqua o pesi molto leggeri», continua il campione mondiale di apnea.

«Indicate pure altre attività come il nuoto o la cyclette, che puoi tarare su livelli più impegnativi rispetto alla classica bicicletta», aggiunge lo pneumologo.

Le “dosi”: «Si possono praticare anche 2 o 3 brevi sessioni quotidiane da circa 10-15’, tenendo sempre sotto controllo la frequenza cardiaca (per riuscirci puoi procurarti un cardiofrequenzimetro) e, quando il numero di battiti supera quota 120 al minuto, meglio fermarsi. Dopo la malattia l’organismo è comunque debilitato, quindi è preferibile evitare di sottoporlo a sforzi esagerati, tutti in una volta», avverte il dottor Roberto Boffi.

Quando ti alleni, fai attenzione all’inquinamento

Ok all’attività fisica, ma facendo attenzione all’inquinamento. In estate evita di allenarti nelle ore particolarmente calde, dalle 11 alle 17: «In questa fascia oraria i livelli di ozono, gas dalle capacità proinfiammatorie, sono molto alti, quindi potrebbero riattivare e peggiorare il processo infiammatorio provocato dal virus. Durante l’inverno, invece, periodo in cui il PM10 è più alto a causa di impianti di riscaldamento e traffico, è importante tenersi ad almeno 100 m dalle fonti di inquinamento. Uno studio inglese ha recentemente dimostrato come nelle persone che soffrono di problemi a carico di cuore o bronchi, fare attività in un ambiente inquinato, vicino alle vie trafficate, vanifica i benefici del moto», conclude lo pneumologo.

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Articolo pubblicato sul n. 6 di Starbene in edicola e digitale dal 18 maggio 2021








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